Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque elemento acconsenti all'uso dei cookie.

In giorni inquieti per lo sport, la luce di Assisi per il Csi futuro

Quando osservo la nostra realtà sono spesso tentato dallo scoramento. Vedo tanti dirigenti, volontari, genitori dotati di un gran senso di responsabilità e voglia di fare. Gente generosa che sa cosa significhi servire un ideale. Poi penso a questi tempi tribolati, in un sistema sportivo che soffre le inquietudini della società e della politica, dove non si capisce bene dove siamo collocati, chi ci governa, chi ci governerà, cosa sia consentito al Csi e quale sia il limite da non superare. I punti di riferimento sono ora due: Coni e Sport & Salute, ma non è ben chiaro cosa tocchi al primo e cosa al secondo. Tutto ciò però non scalfisce la fiducia nella nostra Associazione, che cammina sulle gambe di gente che non si scoraggia facilmente. I primi 75 anni di vita dimostrano che non bastano queste difficoltà per fermare il Csi che ancora oggi conta su 13mila società e su 1 milione e 300mila tesserati. Numeri significativi, che dovrebbero far riflettere chi si occupa a livello nazionale dello sport, della sua diffusione e della sua tutela. Raccontano di un’attività sportiva vera, che non si esaurisce in una manifestazione di interesse di qualche giornata. Il Csi può rivendicare ben altro, perché sta partecipando alla redazione della storia dello sport e della società. Lo fa con semplicità e modestia perché sa che queste sono le caratteristiche della sua realtà e perché sa che non conta tanto mettersi in vetrina per far vedere quanto si è bravi ma piuttosto mettersi tuta e scarpe adatte per scendere in campo, parlare con i ragazzi, giocare e aiutarli a fare gruppo in un’esperienza educativa. La nostra promozione sportiva deve partire dall’amore per lo sport e per le persone che ci vengono affidate. Vogliamo fare formazione dei dirigenti perché sappiamo che senza una base culturale, etica e psicologica forti, non sapremmo come fare a vincere le grandi sfide dell’oggi e del domani. Vogliamo preparare i dirigenti e in particolare gli allenatori, prima che vengano loro affidati bambini, giovani, adulti e anziani. Ho la certezza che nel Csi molto pensiamo e molto facciamo. Un indicatore infallibile di cui dispongo sono le decine di messaggi che ricevo ogni weekend. Quello che mi colpisce è l’entusiasmo; pacato, sereno, modesto perché facciamo tante cose in silenzio, senza mai pensare a fare i record dei numeri ma a fare i record dei cuori conquistati, dei sorrisi provocati. Il dirigente Csi non pensa mai di farsi vanto di qualcosa di ben fatto ma si compiace del bene che riesce ad esprimere nei confronti delle persone. Il Meeting di Assisi quest’anno sarà un momento di riflessione per provare a darci delle risposte per quello che riguarda il nostro futuro. La nascita del Csi 75 anni fa trovava le sue motivazioni nella rinascita di una nazione che ricominciava a vivere, uscendo dalla guerra più devastante che l’Europa ricordi. Era un Paese desideroso di dimenticare il passato e di guardare avanti. Ma quali sono oggi le motivazioni? Nel panorama variegato dello sport di oggi fatto di enti, federazioni, società private, e altro ancora, in cosa si differenzia la proposta del Csi? Siamo nati su impulso della Chiesa ma continuiamo coerentemente, oggi, ad essere parte di essa? Le domande che ci dobbiamo porre sono di fatto queste ma non ho intenzione di darle io le risposte. Piuttosto confesso che ho un grande desiderio di un Csi che attraverso le attività sportive e formative dimostri di sapere quali siano i propri compiti e il proprio ruolo nella società.