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Ad Assisi per scrutare gli orizzonti ed essere protagonisti nello sport

A fine anno guardiamo verso Assisi, capitale della spiritualità, nella terra di Francesco, dove il Csi ha fissato il momento fondamentale per fermare la sua corsa e provare a riflettere, e non solo. Più spazio avrà la preghiera, affinché il pensiero rivolto all’Eterno che ci è Padre e Guida ci aiuti a individuare l’orizzonte del nostro impegno.
Anche in questa occasione saremo in tanti a rappresentare i diversi volti italiani del Csi, a partire da domani pomeriggio quando ad Assisi si riunirà il Consiglio Nazionale. Dopo la toccante esperienza di Palermo il Consiglio affronterà di nuovo le diverse tematiche legate all’attività sportiva, alla formazione, agli aspetti tecnici ed economici, fondamentali per un’Associazione diffusa su tutta la penisola.
Purtroppo le norme che regolano la vita dell’associazionismo sportivo sono tante, contraddittorie e in continua evoluzione. Così non siamo nelle condizioni di decidere tutto ciò che vorremmo, ma probabilmente rinvieremo al Consiglio di febbraio molte importanti questioni ancora aperte. Mi spiace e penso agli scorsi Meeting di Assisi, quando provammo a mettere in fila le priorità cercando di avere una sponda, un argine, dal mondo istituzionale, politico e culturale. Senza aver mai perso la fiducia nella nostra gente e nella capacità di questa meravigliosa Italia di riprendere il cammino socioculturale, mi trovo però costretto ad ammettere che il cielo sopra di noi sembra ancora oscurato da troppe nubi. L’ho detto più volte ma devo ripetermi: la legislazione è eccessiva, confusa e contraddittoria. Così non va! Perché si scoraggiano i dirigenti delle società. Ma continueremo sempre a denunciare questi problemi perché sappiamo che c’è comunque il sole, al di là e al di sopra delle nubi, e che ad ogni notte segue immancabilmente il giorno.
Stiamo inoltre concludendo l’anno celebrativo dei 75 anni di vita. Celebriamo cioè il coraggio, la lungimiranza, la capacità di andare oltre l’immediato. Settantacinque anni fa gli ostacoli alla nascita di un’Associazione di ispirazione cristiana che proponesse delle attività sportive con l’intento di servire il benessere della società erano maggiori di quelli che oggi a noi sembrano enormi. Dobbiamo allora avere quell’entusiasmo di chi sa essere al servizio di un progetto meraviglioso, di amore e di solidarietà. E gioire di questa possibilità che abbiamo di fare il bene; scrutare ancora l’orizzonte per capire dove siamo diretti, allenandoci per essere protagonisti nello sport, nella società, nella cultura. I fondatori del Csi lo fecero e innovarono la proposta sportiva esistente con modalità e tecniche, direi quasi rivoluzionarie. Dobbiamo fare così anche noi, con una proposta costruttiva. Ascoltando i bisogni della nostra società e dando loro risposte.
Sicuramente dovremo ascoltare affinché la nostra proposta aggregativa o educativa per i giovani non sia “fuori dal tempo”. Sbagliamo spesso pensando che i giovani siano quello che eravamo noi, con certi tipi di sogni e bisogni. Ma non è così: per capire i giovani dobbiamo affidarci ai giovani e farci guidare da loro nella scelta delle proposte organizzative da fare. Serve tanta umiltà e spirito di servizio per riuscire in questa impresa, ma sono certo che il Csi abbia dirigenti di altissima qualità e che questi obiettivi saranno raggiunti.