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Dammi tre parole

Spesso alle società sportive diamo la sensazione di essere infastiditi dalle critiche. Di non cogliere l’aspetto positivo degli appunti che dirigenti e allenatori fanno sull’attività proposta. In alcuni casi è vero, in altri no. Non nascondiamo di mal sopportare alcune osservazioni, ma non perché siamo allergici ai pareri degli altri. Anzi, quando sono costruttivi li accogliamo a braccia aperte. A dare fastidio è il disinteresse delle società sportive, non tutte fortunatamente, e degli allenatori verso le numerose opportunità che il CSI Vallecamonica promuove durante l’anno per confrontarsi. Le critiche maggiori sono sull’organizzazione dell’attività sportiva. Eppure quando promuoviamo a giugno gli incontri di programmazione di ogni singolo settore sportivo le presenze si contano sempre sulle dita di una mano, qualcosa in più nell’attività giovanile. La discussione in queste riunioni è alla base delle scelte che poi farà il Consiglio di Comitato in sede di programmazione della stagione sportiva. È quindi importante. Anche l’incontro di presentazione dell’attività e quelli dei vari campionati, pur raccogliendo più adesioni anche per l’incentivo delle ore di formazione conteggiate, vedono protagonisti sempre i soliti dirigenti, quelli più vicini all’associazione. Poi, quando la stagione comincia, iniziano le critiche, le osservazioni sulle formule, sui calendari, sul regolamento, sulle premiazioni. Non va bene niente. Mancano ancora alcuni mesi alle fasi finali dei campionati e le commissioni tecniche hanno chiesto alle società sportive di proporre le candidature per ospitare le finali. Il termine è scaduto alla fine dell’anno e le richieste presentate sono pochissime. Quando le commissioni pubblicheranno le sedi delle finali, scelte “d’ufficio”, inizieranno le lamentele. Si gioca sempre lì. Possibile che non ci sia un campo o una palestra migliore. I commenti più gettonati. Appartenenza, questa è la parola d’ordine lanciata da don Battista Dassa in occasione di “Buon anno CSI”. Sono le parole della canzone di Giorgio Gaber a spiegare cosa significa far parte del CSI. “L'appartenenza non è un insieme casuale di persone, non è il consenso a un'apparente aggregazione l'appartenenza è avere gli altri dentro di sé.” La regola fondamentale della nostra associazione è che il CSI è fatto dalle società sportive. Non è il Consiglio a decidere, ad esempio, come svolgere un campionato. I consiglieri recepiscono le indicazioni delle società sportive e poi li traducono in regolamenti e formule. Se questo confronto viene meno una decisione deve essere comunque presa. Insieme ad appartenenza mettiamoci quindi anche le parole partecipazione e confronto, con queste tre semplici parole costruiamo insieme il CSI del futuro senza le lamentele.