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Arbitro di società, più rispetto da allenatori, atleti e tifosi

Gli arbitri di società sono una figura importante all’interno della nostra Associazione. Sono quelle persone che, oltre a fare l’allenatore, il dirigente, il genitore o altre cose ancora all’interno di una società sportiva si prendono carico di un ruolo “scomodo”. Quello di dirigere gli incontri della propria squadra. Il regolamento prevede che per alcune categorie non vengono designati gli arbitri di Comitato ma le società sportive devono rimboccarsi le maniche e mettere a disposizione i direttori di gara negli incontri casalinghi. Il CSI mette a disposizione i formatori che in pochi incontri danno un’infarinatura tecnica a questi volontari. Parecchi società mandano i loro dirigenti a formarsi altre decidono che i loro arbitri sono già in grado di arbitrare gli incontri. È una figura controversa. Tante volte in consiglio ci interroghiamo sull’utilità educativa di questi dirigenti. Il loro atteggiamento, lo stare in campo e anche l’abbigliamento non fanno risaltare la figura dell’arbitro, questo quindi a scapito dell’importanza educativa di questo ruolo. Capita poi spesso che genitori e dirigenti della squadra avversaria contestino le decisioni dell’arbitro di società. Le solite cosa, purtroppo. C’è sempre il sospetto che l’arbitro di società sia di parte ed elargisca qualche aiutino alla squadra dove spesso gioca il figlio o la figlia. Atteggiamenti negativi che si trasmettono, con la velocità della luce, alle ragazze o ai ragazzi in campo perché non si riflette abbastanza sul ruolo educativo che ha un allenatore e un genitore sugli spalti. Gira, gira il discorso cade sempre sull’educazione. L’intramontabile "arbitro cornuto" gridato dai tifosi durante la partita si è tradotto automaticamente (ed era inevitabile) nel mancato saluto di un’atleta alle avversarie e all’arbitro. Stiamo parlando di under 12 e di un fatto realmente accaduto su un nostro campo. Inaccettabile. L’allenatore o l’allenatrice deve essere il primo a riprendere sia i genitori maleducati e, soprattutto, gli atleti che non rispettano persone che, come loro, si mettono al servizio degli altri permettendo di disputare gli incontri e, di conseguenza, di fare qualcosa che diverte. Se qualche cosa è andato storto durante la partita con calma ed educazione, a bocce ferme e fuori dal campo, si chiarisce. In campo deve esistere solo il rispetto di tutti i ruoli, compreso quello dell’arbitro di società. Anzi, soprattutto quello dell’arbitro di società. Certe sceneggiate nelle categorie giovanili sono inaccettabili. E non possono passare sotto silenzio.