Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque elemento acconsenti all'uso dei cookie.

Auguri Csi, 75 anni fa partì una proposta giovane e visionaria

Sicuramente nel 1944, anno di nascita del Csi, lo sport non aveva, in Italia e nel mondo, una collocazione centrale nella vita sociale come oggi. Nel ‘44 la nazione era distrutta, sepolta sotto cumuli di macerie negli edifici e nel cuore degli uomini. C’era una grande povertà, una diffusa mortalità infantile, un’aspettativa di vita media molto bassa e soprattutto una grande povertà morale. Ci voleva coraggio per credere in una Nazione ridotta in fin di vita da una guerra sanguinosissima, con decine di milioni di morti, seguita a breve distanza dalla “grande guerra”. Una guerra terminata nel 1918 con una vittoria che in realtà fu vissuta malissimo, definita “vittoria mutilata”, e che aveva lasciato l’Europa e il mondo intero in condizione di instabilità economica e politica. Tant’è che dopo pochi anni si svilupparono regimi totalitari un po’ ovunque, anche di segno politico contrapposto. Ci voleva lungimiranza per saper cogliere nel futuro della Nazione la possibilità di una rinascita grazie (anche) allo sport, alla cura dei giovani, alla paziente opera solidale dei dirigenti delle società sportive. Coraggio e lungimiranza che erano caratteristiche di Papa Pio XII e del prof. Luigi Gedda, luminare della scienza medica, colto e autorevole uomo politico impegnato in diverse opere sociali. Fu Pio XII che sostenne la proposta di Luigi Gedda alla Direzione Generale dell’Azione Cattolica per la nascita del “Centro Sportivo Italiano”. Eravamo in una società totalmente diversa, nella quale dominavano povertà e miseria e lo sport era percepito come un lusso, un di più. Nel giro di pochi anni però la società avrebbe iniziato una tumultuosa rincorsa, all’abbondanza, all’avere, al benessere, al superfluo, facendo diventare l’attività sportiva un elemento centrale della vita odierna. Nel 1944 eravamo negli anni in cui si intravedeva l’avviarsi dello sfaldamento di una società sempre più smarrita e senza punti di riferimento sociali. Non voglio dire che l’organizzazione sociale di un tempo fosse migliore, ma semplicemente che eravamo molto diversi. Eppure Pio XII e Luigi Gedda seppero guardare oltre l’immediato, non tanto e non solo per aver intuito la necessità della creazione di una Associazione che si occupasse di organizzazione dello sport e delle attività ad esso connesse, ma per averne individuato le potenzialità sociali, educative e formative. La forza di queste intuizioni ci ha permesso di arrivare al 2019, e precisamente al 5 gennaio, quando il Csi è stato concepito 75 anni or sono, con la freschezza di una proposta giovane e visionaria. Le celebrazioni per ricordare questo prestigioso anniversario sono iniziatee proseguiranno per tutto l’anno per conseguire almeno due obiettivi: rendere onore a chi ha “creato” l’Associazione sulle ceneri sociali dell’Italia postbellica, e dimostrare la nostra fede nella bellezza oltre che nella bontà della proposta sportiva come immaginata e condotta dal Csi. Al centro c’è la persona, ci sono i giovani e i non più giovani, che imparano a stare insieme, ad essere solidali, a prendersi cura l’uno dell’altro. Perché nessuno di noi si può isolare dal contesto in cui vive. Non è possibile, non è umano. Siamo nati per essere in relazione l’uno con l’altro, nella certezza che il nostro essere al mondo non è dovuto al caso ma ad un disegno divino di amore e di bellezza di tutto il Creato di cui siamo chiamati a prenderci cura. Una cura che inizia nell’accoglienza dal prossimo, delle famiglie fragili, dei nostri amici, delle generazioni che ci sono state affidate.
Vittorio Bosio