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Conoscenza, giudizio e decisione: le basi dell'allenatore educatore

Sono in pieno svolgimento i corsi di formazione per dirigenti e allenatori di calcio e pallavolo promossi dal CSI Camuno. Dopo i primi incontri tecnici e le serate dedicate alla presentazione dei campionati, il settore formazione ha proposto un interessante ed intenso fine settimana incentrata su temi associativi. Due iniziative che hanno visto come protagonista il formatore nazionale del CSI Andrea Barbetti. Nella serata di sabato il teatro dell’oratorio di Cividate Camuno ha ospitato il recital “Il vangelo secondo lo sport” scritto e messo in scena proprio dal Andrea Barbetti. A collaborare nella rappresentazione il Gruppo Teatro di Artogne che ha accettato con entusiasmo ed impegno l’invito del CSI. È stato quasi miracoloso l’affiatamento tra l’autore, giunto nel pomeriggio da Roma, e i giovani attori di Artogne, la messa in scena, grazie anche all’accompagnamento musicale di Lucia e Marta, è sembrava quindi frutto di prove a ripetizione. Di grande spessore i temi trattati dal recital che ha intrecciato brani del Vangelo di Luca ad alcuni episodi sportivi per far riflettere gli spettatori su alcuni importanti valori. Si parte dalla storia di Samia Yusuf Omar, somala che gareggia nella gara dei 200 metri alle Olimpiadi di Pechino. Arriva ultima nella sua batteria; dodici anni dopo Samia parte dalla Libia su di una delle tante carrette del mare e muore al largo di Lampedusa nell'affondamento del suo barcone, probabilmente ad inizio d'aprile del 2012. Samia sperava di trovare in Europa un allenatore che la aiutasse a partecipare alle Olimpiadi di Londra. Quindi la rappresentazione entra nel vivo con il tema del doping introdotto dal brano del Vangelo su Gesù nel deserto. “Gesù sa bene cosa lo attende domani: fatica ed impegno, sacrificio e dolore. Ma sua è la vita, prendiamo decisioni da cui non si torna: il corpo e la testa per quaranta giorni non pensano ad altro che ad allenarsi per le prove che verranno.” Per superare le sofferenze e i sacrifici dello sport la scorciatoia del doping raccontato con la storia del medico spagnolo Eufemiano Fuentes, di Marco Pantani, delle atlete della Germania dell’Est, del medico italiano Michele Ferrari. “Ma Gesù è pieno di forza, amore, bellezza; s'è sudato il deserto e la solitudine per guardare l'avversario senza paura che gli occhi tradiscano imbroglio. Ciò che conta è arrivare primo in fondo alla vita, quando tutto in fondo davvero comincia. Io... Io non adoro che la bellezza: il volo sopra l'asticella, la pallina colpita nel millimetro giusto, il fiato scarso dopo la volata di trecento metri; oltre non vado, non posso né voglio”. Chi è il prossimo è l’interrogativo posto dalla seconda suggestione del recital proposta con il brano del Vangelo dedicata al buon Samaritano. La storia sportiva che lo rappresenta è quella della segregazione razziale portata alla ribalta alle olimpiadi di Città del Messico dalla protesta di Tommie Smith e John Carlos; il prossimo non sono i due atleti americani saliti sul podio nella gara dei 200 metri e penalizzati dal loro gesto clamoroso ma il secondo arrivato, l’australiano Peter Norman. L’atleta bianco “Peter Norman viene subito deplorato dal Comitato australiano per il suo gesto e condannato dai media del suo paese. Pur ottenendo il tempo sia per i 100 che i 200 metri non viene portato alle Olimpiadi di Monaco del 1972: la sua nazione sceglie di andare senza alcun velocista piuttosto che convocarlo. In occasione delle Olimpiadi di Sidney del 2000 non è inserito nel Comitato organizzatore né invitato a presenziare. Muore a Melbourne nel 2006. Il 9 ottobre, giorno del suo funerale, Tommie e Carlos sorreggono la sua bara.” Pilato è il personaggio protagonista dell’ultima suggestione che propone una riflessione sulle decisioni, le scelte che un uomo deve affrontare. Gli esempi sportivi partono da Jorge Carrascosa, capitano della nazionale argentina di calcio, che non si piega alla dittatura e rinuncia ai mondiali organizzati nel proprio paese per evitare di ricevere il premio dal dittatore Videla per arrivare alle decine di storie di atleti ebrei morti nei campi di concentramento. “Che avrei potuto salvare e non l'ho fatto. Ero presidente, giocatore, tifoso, allenatore; avrei potuto il gesto, quel gesto, il mio, ma non l'ho fatto”. È l'amore che rende liberi, la conclusione del recital; l’amore per la persona, per gli altri, per lo sport, per il coraggio delle scelte. Meritati gli applausi del (poco) pubblico presente e tanti gli spunti di riflessione offerti. Il giorno seguente Andrea Barbetti ha svestito i panni dell’attore per vestire quelli del formatore per gli allenatori del CSI. Due ore piacevoli e volate in un baleno, per la capacità del relatore di coinvolgere una ventina di allenatori presenti e per i contributi mediatici utilizzati. Parlando dell’arte di decidere e giudicare sono stati numerosi gli spunti di riflessione e le indicazioni utili per svolgere con “profitto” il ruolo educativo di allenatore. “Decisione e giudizio sono connessi l’importante è la conoscenza, l’aggiornamento continuo, il saper spiegare. Quando abbiamo le informazioni utili possiamo giudicare e prendere delle decisioni.” Anche se la scelta è difficile l’importante è non voltare le spalle, girare lo sguardo dall’altra parte.