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Il bene prodotto dagli «artigiani di umanità» con lo sport

Il «pallone d’oro» degli insegnanti lo ha vinto Hanan Al Hroub, docente palestinese cresciuta in un campo profughi. A fare il suo nome è stato papa Bergoglio in un video messaggio inviato al 4° Forum globale sull’educazione di Dubai. Francesco ha definito tutti gli educatori del pianeta «artigiani di umanità del nostro tempo». Tra questi anche gli allenatori, gli animatori, i dirigenti di migliaia di piccole società sportive che operano in Italia. Sono «sarti su misura da spogliatoio». Per loro ogni ragazzo e ogni ragazza che arrivano per giocare sono giovani cui «cucire addosso» i valori della vita. È bello ricordare che proprio papa Francesco, rivolgendosi loro, disse: «Conosco e apprezzo il vostro impegno e la vostra dedizione nel promuovere lo sport come esperienza educativa. Con il vostro prezioso servizio siete veramente a tutti gli effetti degli educatori!». Ecco allora che l’umanità viene a plasmarsi in tante piccole botteghe artigianali che si chiamano «gruppi sportivi d’oratorio, di quartiere e di periferia ». Ben oltre e ben altro che il semplice «vincere o perdere» un campionato. Lì, si decide qualcosa di molto più grande. Lì dentro veri «artigiani di umanità » si impegnano faticosamente per «tirare fuori» bravi e onesti cittadini di oggi e di domani. Un «lavoro fatto a mano» che richiede pazienza, passione, impegno, servizio...
Il rapporto nazionale sull’artigianato parla di più o meno un milione e 444mila aziende (extra agricole) in Italia. Ovviamente tra queste non sono comprese le oltre mille società sportive di base sparse nei Comuni e nei territori di tutta Italia. In queste agenzie educative si «produce» ogni settimana una notevole quantità di bene educativo per i giovani della nostra società. Quanto costa ciò? Nulla! Tutto gratis! Il popolo degli artigiani di umanità attraverso lo sport (tutti volontari) opera gratis. In realtà dona se stesso con gratuità. E la gratuità è molto di più di gratis! Significa donare se stessi senza chiedere nulla in cambio, nemmeno un grazie! Voi direte: «Che fortuna l’Italia che ha sul suo territorio il più diffuso sistema di società sportive di base di tutta Europa!» Vero! Se non fosse che spesso il mondo sembra giri al contrario! Capita che queste «botteghe di umanità attraverso lo sport» vengano dimenticate, o affossate dalla burocrazia e rischiano davvero di chiudere.
Tante piccole società sportive sono in difficoltà non perché in assenza di persone che amino l’educazione, i giovani, lo sport e che donino se stesse con passione e competenza. In difficoltà, schiacciate da piccoli bilanci che faticano a chiudere in pareggio, dalla difficoltà nel trovare un’ora di palestra libera. Rovesciamo la prospettiva: chi ha responsabilità istituzionali si prenda cura di queste agenzie educative sportive, sostenendole e stando loro vicino.
Una risposta interessante l’avremo nei prossimi mesi. Milano, Roma e Napoli sono città nelle quali si vota. Metropoli considerate laboratori nazionali. Bene, vedremo quanto spazio avrà il sostegno alle piccole società di base nei programmi dei candidati sindaci. Per ora si litiga su nomi e coalizioni e di «idee e contenuti» si parla poco.
I pessimisti dicono che – come spesso capita – in quei programmi non ci sarà nemmeno un rigo (o forse solo quello) sulla valorizzazione delle piccole società sportive. Suggeriamo intanto il titolo di quel capitolo del programma: «artigiani di umanità attraverso lo sport». A riempirlo di contenuti devono pensare i candidati sindaci. Sarebbe un bel segnale.