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Il governo agevoli lo sport di base per le sue potenzialità

Mi ha fatto impressione rileggere alcune pagine che Luigi Gedda, il fondatore del Csi, ebbe a scrivere in occasione dei primi 10 anni di vita dell’Associazione. Ben 65 anni fa le idee fondamentali del Csi erano esattamente come quelle di oggi. Ora, sia chiaro, non si tratta di una staticità, di un’associazione amorfa che non cammina, non elabora e non produce. Al contrario, è la dimostrazione che i valori associativi sui quali si è posata la prima pietra, 75 anni fa, erano e sono immutabili, perché hanno le loro radici nel messaggio di amore reciproco e di solidarietà del cristianesimo. La visione sociale e pedagogica di quel tempo, tanto diverso da quella contemporanea, era illuminata dal faro della verità che si può ritrovare solo nel solco del messaggio universale di Cristo. Alcuni passaggi sono commoventi: quando ad esempio, con dolcezza e amorevole attenzione, parlava di giovani “poveri”. In poche sapienti pennellate descriveva il terreno della nostra Associazione: le periferie delle città, dove i giovani erano spesso abbandonati a se stessi da famiglie disperate e incapaci di educarli; i paesini della campagna nel Sud come nelle montagne del Nord. Erano gli anni dell’impegno della Chiesa, attraverso l’Azione cattolica, per favorire la crescita morale e civile delle generazioni più giovani. Ma erano anche gli anni dell’analfabetismo diffuso, delle malattie che aggredivano soprattutto i più fragili e che ancora la sanità italiana era incapace di contrastare. Bisognava avere coraggio e grande visione del futuro per intuire che in quella situazione sociale era possibile, anzi era necessario, cominciare ad organizzare lo sport di base, lo sport di tutti, lo sport che include. Gedda intuì l’importanza della pratica sportiva organizzata ma accessibile a tutti, anche là dove immaginare che ci fosse un campo da pallone era davvero difficile, come in certi paesi di collina, o come lo spazio rubato al mare in Liguria, per farci dei campi da gioco. Quasi profetico mi sembra il passo sull’alleanza fra sport e salute: «...vi sono nessi profondi e indubbi – scriveva Gedda – tra l’esercizio sportivo, la salute del corpo e le possibilità terapeutiche. Per questo se domani la medicina sportiva potrà rivolgersi verso questi due orizzonti il Csi non mancherà di aiutarla e fiancheggiarla». Se pensiamo che Gedda scriveva ciò nel cuore di un secolo che aprì poi l’orizzonte sterminato della meccanizzazione, dei computer, della comunicazione planetaria e della medicina preventiva, non possiamo evitare di tributargli il più ampio riconoscimento morale e culturale. Prende avvio in questi giorni l’esperienza di “Sport e salute spa”, la società che si occuperà per conto del Governo, proprio delle risorse per lo sport di base. Mi piacerebbe però si tenesse conto non solo di una mera questione di corretta distribuzione delle risorse statali. Sarebbe bello invece che si guardasse allo sport di base come il deposito di potenzialità sportive, educative, formative e sociali. Un deposito che raccoglie una ricchezza immensa, gestito da piccole società sportive a loro volta guidate da dirigenti onesti e capaci. Mi auguro che chi governa prenda atto di questa ricchezza e faccia il possibile per agevolare un compito che oggi facile non è per niente. Tanto che rischiamo di perdere questo immenso patrimonio perché la gente si sta stancando.