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Il mondo dilettantistico chiede una legge di sistema

Sono giorni importanti per il futuro dello sport di base. Lo sport dilettantistico e sociale attraversa una fase delicatissima di preoccupazioni che arrivano dalle migliaia di società sportive del Csi e non solo. In giugno, con altri enti di promozione sportiva, era stata richiamata l’attenzione del governo sul rischio che corrono le associazioni sportive dilettantistiche e gli enti nel non poter beneficiare della qualifica di associazioni di promozione sociale. Per questo si è lavorato insieme in seno al Forum del Terzo settore per portare all’attenzione dello stesso Terzo settore e delle istituzioni la questione sport. Si è quindi costituito un tavolo tecnico legislativo paritetico, tra Forum del Terzo settore, ministero del Lavoro e ministero dello Sport, per trovare un’armonizzazione normativa e confermare il riconoscimento delle organizzazioni sportive dilettantistiche come soggetti attivi in questo mondo a partire dal ruolo sociale che svolgono. Ora, attraverso “il pacchetto sport” nella Legge di stabilità è stata inserita, nel panorama dei soggetti sportivi, la nuova forma di società sportiva dilettantistica lucrativa. Un’idea da ricusare in quanto mina da un lato quel volontariato sportivo da sempre motore di una crescita capillare nel Paese, e dall’altro altro produce uno spiazzamento circa la recente normativa sul Terzo settore.
C’è poi ad attendere un Capodanno dove, con l’inizio del 2018, avrà efficacia la delibera del Coni per cui una serie di attività sportive saranno inammissibili per l’iscrizione al Registro del Comitato olimpico e di fatto non più meritevoli di pubblico interesse e, dunque, neanche destinatarie della fiscalità di vantaggio. Tutto ciò accade mentre l’Istat nell’ultima indagine 2015 sulla pratica sportiva in Italia censisce per la prima volta una categoria di popolazione attiva, considerandola di diritto nella grande galassia delle persone che svolgono un’attività fisica nel tempo libero legata al benessere.
Senza dimenticare la questione del decreto Balduzzi relativa alla tutela sanitaria per l’attività ludico motoria, che crea disparità di trattamento tra associazioni per il solo fatto di far parte o meno dell’ordinamento sportivo. C’è materia sufficiente quindi per chiedere al governo, al Parlamento e al Coni – e il Csi lo ha fatto recentemente in una nota congiunta sottoscritta da 15 enti di promozione – di fermarsi e di aprire una stagione, come è stato fatto per altri settori, per una vera e propria riforma di sistema dello sport italiano, auspicata ancora una volta non solo dagli enti, ma dallo stesso numero uno del Coni, Giovanni Malagò, in occasione dell’ultimo Consiglio nazionale.