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Il tamburello a scuola: un monumento alla noia

“Oggi ho ginnastica, che noia non mi piace proprio”. Detto da una bimba di nove anni è una frase scioccante. Di solito l’ora in palestra o all’aperto è quella più attesa perché si stacca dalla “monotonia” dell’aula per dare sfogo al gioco e al divertimento. Allora approfondisco. “Perché quando andiamo in palestra i miei compagni litigano sempre e ci vogliono anche due o tre giorni prima che facciano la pace”. Normale se si gioca capita che, quando le regole non sono precise, uno pensa di avere ragione e l’altro torto. Ma non è così. “La ginnastica non mi piace perché la maestra ci fa sempre correre con il tamburello”. Si deve tornare indietro di qualche generazione per sentire ancora del ritmo dettato dai colpi battuti sul tamburello. Eppure nel 2019 è ancora così. Naturalmente non si deve generalizzare. Ci sono insegnanti preparati/e che nella scuola primaria fanno seriamente educazione motoria. Giusto un anno fa si parlava per l’ennesima volta dello sport a scuola. Servono dodicimila docenti specializzati per introdurre l’educazione motoria alla scuola primaria con un concorso ad hoc. L’attività fisica si svolgerà nel pomeriggio e durante le vacanze. Le scuole diventeranno veri e propri centri sportivi scolastici. L’attività sportiva insegna la disciplina, il controllo del corpo, il rispetto delle regole e delle autorità, il senso di responsabilità e la capacità di fare squadra. Cosa è cambiato dopo queste autorevoli affermazioni è sotto gli occhi di tutti. Siamo ancora al tamburello. Poi è arrivata la nuova legge sullo sport che nel capitolo dedicato alla scuola afferma che “la partecipazione degli italiani allo sport e all’attività fisica può crescere solo attraverso un’adeguata educazione a partire dalla scuola primaria e secondaria. Lo sport nelle classi rappresenta inoltre strumento eccellente per contrastare i fenomeni legati al bullismo promuovendo socialità e relazione. Il coinvolgimento attivo del Ministero dell’Istruzione all’interno del CdA di Sport e Salute garantirà una compartecipazione alla definizione e all’attuazione di proposte per l’attività fisica e sportiva nelle scuole e a un maggior utilizzo degli impianti sportivi scolastici da parte delle associazioni e società sportive.” Belle intenzioni ma siamo ancora al tamburello. Quanto tempo dovrà passare ancora perché l’attività sportiva nelle scuole venga considerata una materia importante, sullo stesso piano della matematica, di italiano e delle altre materie? Per chi ha visto come me passare raffiche di riforme scolastiche e sentito parlare di scintillanti leggi sullo sport il pessimismo prevale. Dobbiamo ancora affidarci alle società sportive che promuovono e tengono viva la passione per lo sport nelle giovani generazioni. Soprattutto senza usare il tamburello. Soprattutto senza usare il tamburello. Non meravigliamoci poi se in Italia un bambino su cinque non svolge regolarmente attività motorie nel tempo libero e circa un minore su dieci non le pratica neppure a scuola, per mancanza di spazi attrezzati o perché non previste nel programma scolastico. Tre ragazzi su 5 passano il tempo libero al chiuso, in casa propria o di amici. Un minore su cinque passa da una a due ore al giorno giocando con i videogame. Ogni riferimento non è casuale.