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La gioia misura il successo. Sport giovanile il nostro orizzonte

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Riflettevo su di noi, donne e uomini del Csi, nei giorni scorsi, mentre ero a Coverciano e vivevo una bella esperienza di sport, di gioco e di relazioni. C’erano sì delle finali calcistiche, con il carico di passioni ed emozioni che portano con sé, ma sono convinto che ad esse sia sempre possibile abbinare il gioco puro e semplice. Spesso al gioco si associa una concezione di attività dai toni rilassati, dove regnino allegria e scarso impegno. Viceversa, le finali – cui si arriva dopo una stagione di vittorie, di ansie, di tensioni – sono cariche di nervosismi, a volte perfino cattiveria. Così il gioco finisce in secondo piano e la magìa del calcio si dissolve in un’esperienza amara, che lascia i cuor gonfi di delusione. La partecipazione alle finali è una cosa seria. Chi vince gioisce, chi perde piange. Ma chi l’ha detto che debba essere sempre e solo così? A Coverciano, al termine della Junior Tim Cup, ho percepito che in realtà nulla è scritto in anticipo perché tutto dipende da noi, da quale approccio riserviamo a tali momenti; dalla capacità e dalla “cultura” (quella vera) dei dirigenti e, in fondo, dagli atleti e dalle loro famiglie. Se questi momenti si preparano con lo spirito dell’incontro con l’altro, aiutando i ragazzi ad alzare lo sguardo, affinché vedano negli altri ragazzi degli avversari di turno, e non nemici fastidiosi, da superare o addirittura schiacciare. Tutto ciò realmente è innaturale, poiché i ragazzi stessi sono portati spontaneamente all’apertura, all’amicizia, allo scambio di confidenze e di esperienze. Solo l’intervento degli adulti, se fatto da veri educatori può consolidare nei ragazzi il senso vero di una manifestazione. La riflessione conclusiva è che il nostro impegno nella formazione di allenatori e dirigenti è ancora al centro della nostra attività. Siamo partiti con compiti educativi e formativi e strada facendo abbiamo sempre fatto tutto il possibile per rispettare il nostro mandato. Di attività giovanile ci siamo nutriti per decenni e la cura dei giovani dovrà essere il nostro orizzonte anche nel futuro, senza che ciò possa diventare l’alibi per non lavorare con gli adulti. La colonna portante del Csi era, è e sarà sempre l’attività giovanile. Nelle feste, anche quelle sportive, c’è un indicatore ben preciso, che ne misuri il successo: è la gioia dei bambini e dei ragazzi. La loro spontaneità, la loro voglia di stare insieme, di giocare, di divertirsi. Fari sulla strada da illuminare. Il Csi è ricco di occasioni di questo genere. Nel Dna ciessino c’è sempre stata l’attenzione ai più piccoli; quella per cui, anni addietro, ci deridevano etichettandoci come “quelli dell’oratorio”, o del calcio “alla viva il parroco”. Oggi in tanti si sono accorti che i nostri valori hanno dato vita ad una proposta sportiva vincente perché non è episodica ma vale da settembre a giugno. E poi magari anche d’estate. Adesso sono gli altri che ci copiano. Va bene così, ma ora non dobbiamo rincorrere altre modalità che con la nostra non hanno nulla a che fare. Penso alle nostre peculiarità ogni volta che mi trovo a riflettere sul prossimo 2020, anno di verifica e di nuovi progetti, sempre con entusiasmo e gioia di fare. Quella stessa gioia di fare che anima i dirigenti e i responsabili delle manifestazioni di ogni genere che si susseguono su tutto il territorio nazionale. Li ho visti, li ho incontrati, ho parlato con tanti di loro. Sono persone spesso semplici ma ricche di energia, di capacità di mettersi al servizio dell’Associazione, persone che in genere preferiscono parlare poco e fare molto. Il Csi è fatto così.

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