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La medaglia di chi ha già vinto prima di entrare in campo

Con grande soddisfazione posso dire “Io c’ero” lunedì a Roma all’inaugurazione della Cittadella dello Sport paralimpico, un significativo spazio di integrazione per la capitale e per la Nazione intera. Una giornata storica per il Paese, che, guarda caso, ha aperto una settimana assai ricca per il Centro Sportivo Italiano di appuntamenti, destinati alle persone con disabilità: prima una tre giorni dal respiro europeo, di metodologia e progettualità sportiva per la riabilitazione di persone con disabilità da esportare nei paesi continentali, per arrivare a domenica con la partenza della Nazionale Amputati di Calcio per la Turchia, dove i nostri giovani azzurri saranno impegnati nel Campionato Europeo di specialità. Il sorriso di questi ragazzi, così come l’altro giorno quello radioso della piccola Sara, giovane cestista in carrozzina, madrina e mascotte del varo del centro Cip, mi ha riempito di felicità e di orgoglio.

Hanno già vinto prima di scendere in campo. Lo sport li ha aiutati a superare ostacoli, e ad affrontare le fatiche e le ferite della vita. Ringrazio il presidente del Cip, Luca Pancalli per averci permesso di realizzare questa meraviglia, il sogno di un ragazzino, allora 14 enne, Francesco Messori che ebbe l’idea e il coraggio di manifestare il suo desiderio di vestire, giocando con una sola gamba a pallone, quella maglia azzurra, di cui ciascuno di loro deve essere fiero. Mi piace salutare Francesco, capace di trascinare i suoi compagni di squadra e di rappresentarli con la fascia di capitano, e tutto questo straordinario gruppo di ragazzi alla vigilia dell’appuntamento europeo. Li saluto, dopo l’emozione vissuta all’inno di Mameli cantato nella lingua dei segni dalle Azzurre di pallavolo della Federazione dei sordi, argento ai recenti Deaflympics. Li saluto chiedendo loro sorrisi e non medaglie. Se, a proposito di metalli, il numero uno del Cip chiama quelle paralimpiche il rovescio di una stessa a cinque cerchi, ed il numero uno del Coni sogna invece una sola faccia della stessa medaglia, da presidente del Csi posso semplicemente dire che l’oro nostro sono Loro, persone, uomini e donne, ragazzi brillanti, mai arresisi innanzi alle difficoltà, appassionati dello sport, che non ammette barriere o confini; straordinari possessori di capacità ed abilità diverse. In inglese disability si “legge” this ability, il più bello hashtag – lanciato da Unicef – dello sport per tutti: c’è grande qualità, infatti, nelle prestazioni di questi atleti, ormai degni di ritagliarsi un posto nell’universo Cip, in una specialità, come quella calcistica, che ha tutte le carte in regola per imporsi nel panorama competitivo paralimpico. C’è talento, c’è speranza che possano partecipare dopo Europei e Mondiali anche ai prossimi Giochi. Al Csi resterà sempre la grande soddisfazione della primogenitura in Italia di questa disciplina e lo straordinario desiderio di continuare a farne promozione, così come ai tanti altri sport praticati da persone con disabilità, grazie anche ad un territorio che ha saputo includere ed integrare – come proponiamo sempre nelle nostre finali nazionali di molte attività sportive – creando i presupposti perché questi ragazzi potessero preparare al meglio con passione e con il giusto allenamento l’evento che li attende.
In bocca al lupo e forza ragazzi!