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La speranza contro il rischio della paura

Che la ripresa dopo l’estate sarebbe stata problematica lo temevamo e ce lo aspettavamo. Ma ora è il momento di affrontare i problemi per risolverli, senza eccessi, senza imprudenza, nel rispetto delle circostanze, e con una corretta visione della situazione. Ho l’impressione che, a conti fatti, l’Italia abbia dimostrato una solidità sociale e sanitaria forse inaspettata ed oggi viva una delle condizioni meno difficili nel panorama mondiale. Merito certo di chi ha fatto le scelte più difficili nei momenti drammatici della vicenda e di una classe di medici e di sanitari che hanno offerto un tributo eroico perché sempre consapevoli di rischiare enormemente. Credo anche che il merito più grande vada ad una comunità che, con le ovvie e naturali eccezioni, ha saputo dimostrare una consapevole condivisione. E una volta che possiamo parlar bene dell’Italia e del suo atteggiamento sociale, facciamolo! Dopo un periodo difficile, con rinunce di ogni genere, ci prepariamo ad una nuova fase, speriamo meno drammatica e complicata. I dirigenti del Csi, a qualsiasi livello, hanno il dovere di farsi carico della propria parte di responsabilità. È indispensabile che la vita ricominci con modalità e ritmi nuovi, frutto delle esperienze vissute, nel segno della speranza e del coraggio, ovvero guardando avanti senza farsi demoralizzare dalle difficoltà organizzative, senza mai venir meno al rispetto delle regole. Ed ora che ci prepariamo alla ripresa delle scuole, il Csi intende dare a sua volta un segnale di speranza. Ossia guardare con fiducia al momento che viviamo e studiare le contromisure per evitare il rischio più grande: la paura che ferma tutto. Dopo la scuola, lo sport è una delle agenzie educative che deve ripartire per dar respiro ai ragazzi, alle famiglie, agli adulti che hanno un disperato bisogno di ritrovare gioia, normalità, e anche i luoghi della relazione con gli altri. Non possiamo permetterci di vivere di paure e negarci alla possibilità di elaborare progetti innovativi che siano anche sicuri a livello sanitario e organizzativamente solidi. Ho tanti riscontri di società sportive che stanno reggendo meglio di quanto auspicabile. Ci sono dirigenti, da tempo al lavoro per organizzare la ripresa delle attività. Ho visto brevi filmati e letto comunicati di società sportive che sono un esempio di intelligenza organizzativa e che mi fanno pensare che sperare si può. Innanzi ad un altro ipotetico stop, senza un minimo di fiducia, c’è il rischio che si perda per sempre la capacità di rimetterci in piedi perché il pessimismo affiorante è peggiore anche del male che combattiamo. La salute dei ragazzi non si tutela, chiudendoli in casa, aspettando che passi il temporale. Che ne sarebbe della loro voglia esplosiva di giocare? Di incontrarsi con gli amici, di esprimere la loro meravigliosa età dello stupore di fronte al mondo? Sappiamo che esistono modi sicuri per fare attività sportiva. Poco importa se tali modalità ci costringono ad attenzioni, cui eravamo disabituati. Intanto alcune regole igieniche rimarranno per sempre impresse nella cultura socio–sanitaria delle comunità. Sono poi convinto che tra alcuni mesi la situazione comincerà a migliorare e il virus sarà definitivamente debellato. Saremo ricchi delle esperienze vissute e ci porteremo nel cuore, per il resto dei nostri giorni, le sofferenze vissute. Ne usciremo migliori. Con buon senso ed equilibrio come fu per l’introduzione del defibrillatore oggi presente a pieno titolo nel nostro vissuto sportivo, dopo tante ipotesi catastrofiche e difficoltà affrontate all’epoca. Oggi costituiscono un patrimonio socio–sanitario importante. Domani magari ci accorgeremo che le complessità collegate alla necessità di evitare il contagio da covid19 negli sport ci ha resi più bravi e capaci di elaborare modelli di comportamento evoluti, per uno sport vissuto nella gioia, nella serenità, nell’allegria. E sempre in sicurezza.

Vittorio Bosio