Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque elemento acconsenti all'uso dei cookie.

Lo sviluppo psicomotorio del bambino

“Il bambino è un essere d’azione, di gioco e di emozione “
(B. Aucouturier)

“Si tratta di mettere in situazione adeguata il bambino affinché possa agire e interagire, sviluppare quindi il gioco fondamentale al suo processo maturativo.”
(M. Vecchiato)

Lo sviluppo cognitivo, motorio ed emotivo del bambino è strettamente posto in relazione con la maturazione del Sistema Nervoso Centrale ed è modulato dal contesto ambientale di vita. Vi è uno stretto intreccio tra l’area motoria e quella psichica, dovuto alla vicinanza fra cellule corticali motorie e cellule intellettuali: le procedure che regolano lo sviluppo motorio sono le stesse di quelle che stanno alla base dello sviluppo cognitivo. Il movimento è espressione di complessi processi psicologici e neurobiologici. La motricità del bambino non si sviluppa in maniera isolata, ma affiora, evolve, matura e si esprime in parallelo alle abilità cognitive e percettive, alle competenze affettive, sociali, relazionali, alle spinte motivazionali che guidano costantemente i comportamenti.
Serve pertanto avere un approccio integrato alla crescita del bambino, che contempli una visione globale dello stesso, che parta dal presupposto che le dimensioni corporea e mentale non sono scindibili, che favorisca l’integrazione tra elementi esperienziali, emozionali e intellettivi.
Il corpo rappresenta il principale canale utilizzato dai bambini per comunicare, è il modo da loro privilegiato per sperimentare sensazioni e percezioni, fare scoperte, acquisire conoscenze e apprendimenti; così come il gioco è il luogo del divenire del processo evolutivo nelle sue componenti motorie, emotive e cognitive
È essenziale sapere che il bambino non è un adulto in miniatura, ma un organismo ancora in formazione ed è bene non utilizzare mezzi e metodi tratti dallo sport dei grandi. Ogni tappa evolutiva ha le sue specificità. In particolare, nei primi anni di vita, il bambino deve acquisire, sperimentare, costruire le unità di base della motricità umana (schemi motori di base). Gli schemi motori iniziano a svilupparsi fin da subito grazie agli schemi motori di base che sono i primi movimenti che il bambino apprende naturalmente e spontaneamente senza particolari insegnamenti, tramite i quali può appropriarsi di tutto il bagaglio motorio necessario per la vita. Crescendo con l’età, la dote motoria si espande, così gli schemi motori si evolvono progressivamente: ogni stadio necessita del precedente. Ciò avviene con la pratica, senza troppa attenzione alla qualità del gesto. Così facendo, nel tempo, si acquisiscono gradualmente le abilità (schemi motori specializzati), i gesti tecnici e si può accedere alla prestazione. Gli Schemi Motori di Base rappresentano le unità di base dei movimenti umani, e di fatto rappresentano i movimenti fondamentali su cui si costruiscono tutti i futuri apprendimenti motori. Tutta la motricità e tutte le successive attività di tipo sportivo sono costituite da questi elementi. Prima di arrivare all’allenamento della specializzazione, alla prestazione, alla mentalità vincente, allo scontro con un avversario, risulterebbe profondamento proficuo che le società sportive potessero offrire spazi adeguati e momenti privilegiati affinché i bambini possano prendere confidenza con il proprio corpo, sperimentarsi con esso e mettere in gioco una serie di elementi relazionali (bisogno di conoscersi, confrontarsi, imparare a relazionarsi e a collaborare). Soprattutto in questo tempo nel quale i bambini stanno dimostrando di avere grosse lacune in ambito motorio e fatiche autoregolative e relazionali. Carenze date dal fatto di eseguire scarsa attività motoria e dall’avere sempre meno luoghi di socializzazione. Le abitudini e gli stili di vita stanno portando i bambini a una sempre maggiore sedentarietà e chiusura individualistica. Prima trascorrevano molto più tempo in gruppo, al parco, ai campetti all’aperto, nei cortili, giocando e formando così le proprie abilità motorie e relazionali quasi spontaneamente. Oggi l’organizzazione della vita quotidiana non sempre risponde agli effettivi bisogni di movimento e crescita dei bambini, servono pertanto situazioni favorevoli e persone competenti, consapevoli e significative per aiutarli a crescere. Allenatori e genitori insieme possono allearsi per offrire ciò di cui i bambini, nelle loro fasi di sviluppo, abbisognano.

Francesca Astolfi - Pedagogista