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Nell’impegno sportivo la magia del gioco e l’armonia del gruppo

Iniziate la scorsa settimana, le finali nazionali del Csi a Cesenatico, animeranno l’accogliente cittadina romagnola ancora fino a fine mese: in palio gli scudetti a squadre di vari sport e differenti categorie, tutte del settore giovanile. Sono circa duemila i partecipanti, circa tremila se contiamo tutti i componenti di questa vivace delegazione sportiva. Prima i più piccoli, atlete e atleti che hanno meno di 12 anni e che in tutta Italia hanno preso parte al progetto “Sport& Go! Crescere con lo sport” dedicato alla polisportività e promosso per favorire le categorie giovanili nel contesto del progetto Coni 2018–Csi& Go! Fino al 1° luglio toccherà poi agli Allievi/ Juniores e ai Ragazzi. Ciò per dare l’idea concreta dell’ampiezza della manifestazione. Voglio però mettere in evidenza il cuore della proposta, che deve essere momento di gioia per i partecipanti. Gioia intesa come serenità nell’impegno sportivo, come piacere di stare con gli altri, di confrontarsi ma anche di aiutarsi. Questa è la magìa del gioco: essere avversari nel gioco, quindi amici, quindi felici di avere questa opportunità. Chiedo agli adulti di favorire la realizzazione di questo obiettivo cercando di non portare nella manifestazione i canoni che distinguono la nostra società e che portano a dire che conta solo la vittoria. L’ho voluto ricordare nel giorno della prima inaugurazione in terra romagnola dicendo ai ragazzi che sarebbe un errore perdere l’occasione di vivere questi momenti nella loro eccezionale bellezza. Non ci saranno più giorni uguali nello stesso posto e con gli stessi amici. Anche se l’anno prossimo dovesse ripresentarsi l’occasione di partecipare alle finali, sarebbe comunque tutto diverso, e diversi sarebbero anche i ragazzi. Il Csi, che recentemente ha scritto una pagina fondamentale della propria storia, approvando il nuovo Statuto, ha tenuto ben salda la posizione sull’impegno alla formazione dei giovani, alla loro educazione. Questo però vuol dire mettersi al servizio della loro crescita consapevoli che la cura dei giovani prepara il futuro migliore per la nostra comunità. È necessario che gli adulti si avvicinino a questi momenti con l’umiltà di chi guarda e ascolta. Quali cose? Semplice: i desideri e le speranze dei ragazzi e dei giovani. Sono convinto che nei giovani ci sia una spontanea tendenza alla generosità, alla solidarietà, all’attenzione per il prossimo. Bambini, ragazzi e giovani sanno ancora sognare e hanno voglia di libertà nella gioia di vivere. Gli adulti, magari convinti di fare bene, spesso impongono invece modelli diversi, stressanti, filtrati in una cultura dell’efficienza e del predominio sull’altro che fa male, che rompe l’armonia nel gruppo e che alla fine porta all’abbandono, alla presa di distanza, o addirittura alla devianza. Questo sarebbe doppiamente grave, perché abbiamo intuito qual è la strada da percorrere e sappiamo che il senso del nostro essere Csi sta nella promozione di un ideale sportivo che ha la forza millenaria della cultura cristiana. Il modo corretto per far crescere i giovani è collocato in un punto di equilibrio fra l’indifferenza (che è abbandono) e la pressione finalizzata al risultato. In mezzo c’è la gioia di poter vivere un’esperienza straordinaria pur nell’impegno di una partita da vincere. E così si vince la partita della vita.