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Non bruciare i sogni dei ragazzi, ma non alimentare illusioni

Ha fatto scalpore la notizia della “cacciata” di un bambino di 8 anni da una suola calcio, scartato perché non ritenuto all’altezza. L’età e il fatto che sia stato allontanato da una sua passione ha sollevato l’indignazione di parecchi commentatori. Ad operare la scelta è una scuola calcio che, come qualcuno ha giustamente evidenziato, ha come obbiettivo la selezione dei ragazzi per avviarli a esperienza più impegnative e ad un livello tecnico più elevato. Alcuni la selezione la fanno prima scegliendo i più bravi nelle diverse realtà sportive minori (comprese le società del CSI), facendo incetta di ragazzi e spesso mettendo in crisi le piccola realtà sportive di paese. Altri accolgono tutti poi scelgono su basi tecniche chi può andare avanti. Scelta che può non essere condivisa ma è meno ipocrita di quella fatta da altre scuole calcio che accolgono tutti solo perché interessate alla quota annua versata dalla famiglia. Preferiscono avere tanti ragazzi nella loro rosa, giocano poco o niente, dopo alcuni anni si stancano e tornano al loro gruppo sportivo di provenienza oppure, succede con molta frequenza, abbandonano lo sport. Certo se fosse successo in una delle nostre società sportive avrei condiviso la condanna e lo stupore perché alla base del nostro progetto c’è l’educazione e l’accoglienza, soprattutto di chi è meno dotato. Per questo chi viene “scartato” o non è contento dell’esperienza vissuta spesso ritorna nel CSI. Non per addossare sempre e comunque la colpa ai genitori ma il problema in parte risiede nelle loro aspettative. Con l’illusione di creare un campione scelgono la scuola calcio, pagano la retta e pretendono che il figlio venga trasformato in un talento. Le cifre spietate ci dicono che solamente uno su 4/5 mila bambini iscritti alle scuole calcio raggiungono la serie A. Qualcuno giocherà nelle serie inferiori ma si tratta sempre di numeri ridotti. "Ai ragazzi meno bravi non bisogna bruciare i sogni, ma neppure alimentare false illusioni”, afferma un responsabile di una società impegnata nel calcio giovanile. Giustamente. Se l’obbiettivo del genitore per il figlio è quello di farlo divertire e crescere come persona esistono altre opportunità. Il CSI con le sue società sportive radicate nel territorio è una di queste opportunità con solide basi educative, perché nella vita non c’è solo lo sport e questo nei nostri gruppi sportivi è una delle prime cose che insegnano ai ragazzi. Gli esperti educatori sportivi consigliano sempre un passaggio dalle squadre dell’oratorio o del paese prima di affrontare esperienze più impegnative. Come è avvenuto per tanti campioni italiani di diverse attività sportive. Anche nella nostra zona.