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Non siamo noi i dilettanti

C’era da aspettarselo l’arrivo di quelli che “io l’avevo detto”. I contagi aumentano e lo sport si ferma. Lo si sapeva che con l’arrivo del freddo il virus avrebbe ricominciato a circolare, allora perché riprendere l’attività sportiva si domanda qualcuno. Per questo ci siamo meritati il titolo di dilettanti allo sbaraglio. Nel CSI non ci sono pazzi scriteriati. I decreti hanno dato il via libera agli sport di contatto dettando delle linee ben precise. Il CSI si è adattato e, senza scopiazzare altri enti o federazioni, ha prodotto un proprio protocollo sportivo e dettato delle linee di applicazione del protocollo. Norme di comportamento scritte insieme ad esperti e vidimate dal Ministero. E in estate la scelta responsabile della nostra associazione ha permesso in tutta Italia lo svolgimento in sicurezza dei centri estivi per i ragazzi. Anche in Vallecamonica abbiamo vissuto questa esperienza aiutando qualche centinaia di ragazzi ad uscire dall’isolamento sociale vissuto in primavera. Senza nessuna complicazione collaterale. Una proposta di ripartenza meditata attraverso decine e decine di ore trascorse in videoconferenza per mettere a punto i dettagli, poi gli incontri con le società sportive e gli allenatori che si sono susseguiti in queste settimane e che avevano al centro soprattutto l’attenzione alle norme di sicurezza. Non è stata quindi di una proposta improvvisata, e lo società sportive e chi conosce il CSI ha toccato con mano la serietà di questo cammino. I dilettanti allo sbaraglio vanno cercati in altre direzioni. Chi ha affermato la scomparsa del virus. Ai tanti (purtroppo) che quando sono stati chiamati ad essere responsabili e rispettare le regole se ne sono altamente sbattuti, preferendo comportarsi come se nulla fosse mai successo. C’è chi ancora adesso afferma che il Covid non esiste e che le mascherine sono inutili. In campo sportivo i dilettanti (o forse peggio) sono quelle associazioni che hanno permesso di aggirare le regole. Noi abbiamo fatto con scrupolo quanto ci è stato chiesto. Le società sportive hanno seguito le indicazioni ed erano preparate ad affrontare lo sport in sicurezza. Non è stato tempo sprecato. Abbiamo permesso ai gruppi sportivi di riprendere, anche solo per una trentina di giorni, a giocare. Abbiamo sperimentato un approccio all’attività sportiva diversa rispetto al passato e che, probabilmente almeno in parte, dovremo continuare a seguire anche in futuro. Abbiamo proposto un rapporto diverso tra le società sportive, più collaborazione e condivisione delle responsabilità che dovrà proseguire anche dopo questo stop. L’ha detto in maniera chiara agli allenatori in formazione Lucia Todaro, questo periodo di crisi è un’opportunità per crescere. Dobbiamo quindi vivere di più il senso di appartenenza a questa associazione e non lasciarci andare a critiche, recriminazioni, a puntare il dito contro tutto e tutti. Naturalmente in ogni situazioni ognuno di noi pensa di avere la verità in tasca, di essere un esperto in virologia, l’allenatore migliore della nazionale, qualcuno forse anche il miglior Presidente del CSI Vallecamonica. Chi ha un ruolo anche marginale di responsabilità deve prendere delle decisioni mediando tra le esigenze di tutti e rispettando le leggi ed è quello che è stato fatto. Un po’ meno polemiche e più gioco di squadra all’interno dell’associazione aiuterebbe a superare questo momento. Ci assumiamo la colpa di aver voluto trasmettere una visione positiva a favore soprattutto dei più giovani che per un lungo periodo sono stati lontani dalle loro passioni, sport compreso. Se può essere considerata una colpa e se l'attività sportiva fatta in sicurezza può essere considerata veicolo di trasmissione del virus. Adesso cosa succede? Quello che è successo anche nella primavera scorsa. Quando ci sono le condizioni di sicurezza sanitaria riprendiamo la nostra attività. A chi ci accusa di essere stati “leggeri” ricordiamo solo che in Lombardia siamo stati, all’inizio di aprile, insieme a Lodi il primo Comitato del CSI ad annullare tutti i campionati.