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Obbligo defibrillatori: con lo sport cresce la società civile

Se il Csi ha insistito affinché fosse ben chiaro, recepito e attuato il principio contenuto nella legge, che il defibrillatore automatico esterno, è un dispositivo obbligatorio ovunque si svolga attività sportiva e che è altresì obbligatorio che in occasione delle gare sia presente anche una persona formata pronta ad intervenire, non è per il piacere di tormentare i presidenti delle società sportive. Tutt’altro. Da subito il Csi ha preso posizione per valorizzare una scelta prevista da una specifica e, a mio avviso, validissima legge dello Stato. Una legge che spinge il mondo dello sport italiano ad un salto di qualità nel campo della prevenzione e della tutela sanitaria di atleti o appassionati in genere. La scelta di campo era ed è ancora orientata a far sì che le società sportive arrivassero preparate all’avvio di questa nuova esperienza, che in Italia non aveva avuto la giusta. Si tratta infatti di una funzione di presidio sanitario diffuso, di centro di comunità che si incontrano e si relazionano nei luoghi dello sport.
Luoghi che in Italia con 90 mila presìdi locali hanno una diffusione più capillare di bar, ristoranti e ogni altro luogo istituzionale. Se poi è vero che al cuor non si comanda, va ricordato che l’obbligo dell’apparecchio salvavita non si applica alle attività sportive a ridotto impegno cardiocircolatorio e attività sportive svolte al di fuori degli impianti sportivi anche quando organizzate dalle associazioni e società sportive. Qualcuno può aver pensato che il Centro Sportivo Italiano si stesse impelagando in un nuovo intreccio di norme, gravose sui soliti generosissimi volontari, su quei dirigenti impegnati a coordinare e favorire l’attività sportiva di giovani e non più giovani. Non è così. Il nostro obiettivo è essere punto di riferimento per i presidenti e i dirigenti in genere. Consapevoli che la responsabilità di chi governa le società sportive è cosa assai seria, abbiamo fatto il possibile per offrire ai dirigenti stessi gli strumenti necessari per operare all’interno delle regole della nuova legge che, sebbene possa non piacere a tanti, è in vigore, e quindi da applicare. È un grande passo avanti, un riconoscimento all’attività sportiva di un ruolo che non è più marginale o ininfluente nella vita sociale e che arricchisce l’intera società civile del Paese. In fondo, dopo lo sconcerto iniziale, la stragrande maggioranza delle società sportive del Csi ha dimostrato grande maturità e ha provveduto a far dotare i centri sportivi del Dae favorendo nel contempo la partecipazione dei propri operatori ai corsi di formazione sull’utilizzo dell’apparecchio. Anche così il Centro Sportivo Italiano promuove lo sport a misura di persona: tutelando chi si prende la responsabilità di organizzarlo.

Vittorio Bosio