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Per far ripartire l’Italia aiutiamo le società sportive di base

Il punto settimanale di Massimo Achini - Presidente nazionale CSI

Secondo l’Istat l’Italia cresce oltre le previsioni. Il Pil si assesta sul + 0,4% e pare sia merito delle riforme degli ultimi anni. Vero o no, non sta a noi giudicare. Certo le riforme è meglio sempre farle che non farle. Ed ecco allora la domanda: «A che punto siamo con le riforme inerenti la vita reale e concreta delle società sportive?». Ora è il momento giusto per parlarne. In tutto il Paese, in queste settimane, si riaccende la vita in oltre 90mila società sportive di base. Sono tantissime, presenti dappertutto. Dal nord al sud, dalle metropoli ai piccoli comuni, dai quartieri ai paesini di montagna. Sul territorio se ne trovano di più persino delle caserme dei Carabinieri. Dopo la pausa estiva gli spogliatoi sono tornati a riempirsi. Centinaia di migliaia di volontari ci mettono dentro un bel pezzo della loro vita e, soprattutto, queste società sono vere agenzie educative nelle quali si “allenano alla vita” i nostri ragazzi. Anche dal lavoro di questi gruppi sportivi dipende il futuro del Paese e tutti sanno che occorrerebbero “riforme” capaci di aiutarli concretamente.

Vediamo se si muove qualcosa, anche se non vi è traccia di quella legge quadro sullo sport attesa da decenni. A dire la verità qualche parlamentare si è impegnato a scrivere testi e ad attivare percorsi, senza ottenere risultati concreti. Attendiamo fiduciosi. Che bello sarebbe se qualcuno da Palazzo Chigi dichiarasse apertamente: «Vogliamo ringraziare le società di base perché svolgono sul territorio un ruolo straordinariamente importante per l’educazione dei giovani. Non possiamo fare più di tanto per aiutarle ma almeno dire che le sosteniamo moralmente con tutto l’entusiasmo questo si». Utopia, vero?

Sul tavolo, poi, c’è il problema di una burocrazia che non regge più. Tra statuti, norme fiscali, leggi, adempimenti... il presidente di questi piccoli gruppi sportivi (basati sul volontariato) passa più tempo dal commercialista che con i ragazzi. Va detto chiaro che non può funzionare così. In queste settimane in tanti Comuni riparte la guerra selvaggia per accaparrarsi le ore pomeridiane delle palestre. Pochi comuni hanno, infatti, normative chiare e precise. In molte realtà è invece una sorta di “far west” dove si accaparra le ore chi è più forte, e non chi lavora meglio al servizio dei ragazzi. Arriveranno, prima o poi, normative chiare anche su questo? Sulla sussidiarietà del sistema abbiamo già detto tante volte. Come può il sistema sportivo, che muove cifre da capogiro, destinare briciole a una base così viva, attiva, preziosa e importante? Tutto ciò per ribadire che, mentre il Paese cresce (speriamo) grazie alle riforme (sembra), il mondo dello sport di base cresce nonostante nessuno se lo fili. Cresce perché ha dentro una forza “positiva e devastante” cioè la passione di migliaia di volontari innamorati dell’educazione dei ragazzi e dello sport. Quello delle società sportive è un mondo che ogni anno riparte. Lo fa senza polemiche, grazie al sudore, all’impegno e alla passione di un “popolo di educatori” straordinario. Coinvolgendo milioni di cittadini che non corrono solo dietro ad un pallone ma vivono i valori della vita, creano relazioni, rafforzano la comunità, accolgono i deboli, generano speranza e tanto altro. Quando arriveranno le riforme questo universo potrà mettere tre marce in più. Nell’attesa, come sempre, ci s’arrangia da soli. Un enorme grazie al popolo delle società sportive di base. Siete

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