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Prendersi cura, pazienza e testimoniare: è il Natale del CSI camuno

Prendersi cura, pazienza e testimoniare, sono stati i tre temi che hanno caratterizzato il Natale del CSI Vallecamonica; l’appuntamento per le società sportive non ha seguito la strada delle passate stagioni con la festa inserita all’interno di una comunità ma ha scelto di riflettere sui contenuti della missione del CSI. Un tema impegnativo che non ha riscosso un travolgente successo tra i gruppi sportivi ma che comunque ha fornito interessanti spunti di riflessione. Nella S. Messa celebrata nella chiesa parrocchiale di Plemo don Giuseppe Gallina ha introdotto i tre temi dell’incontro rappresentando la Misericordia per gli sportivi con tre termini: avere cura di sé, testimonianza e pazienza. Avere cura innanzitutto di valori da trasmettere ai giovani, testimoniarli con passione attraverso la nostra vita e avere pazienza nell’educare. L’arte dell’educare si ottiene con la pazienza, l’esperienza e l’umiltà; nel proporre l’attività si può anche sbagliare ma non si deve rinunciare a testimoniare l’educazione. Una prima testimonianza, al termine della celebrazione eucaristica, è stata quella di Lucia Bianchini che ha raccontato l’esperienza del gruppo di “camminatori” animato da don Battista Dassa. “Dio si incontra camminando, nel cammino”, così ha detto recentemente Papa Francesco ed è proprio quello che fa da diversi anni un gruppo sempre più folto di fedeli camuni. Percorrere parecchi chilometri a piedi nei pellegrinaggi verso luoghi sacri o per ricordare figure di santi e beati non è semplicemente un esercizio fisico si tratta di un’esperienza indimenticabile che aiuta a riflettere, a ricordare, a testimoniare la propria fede. Il cammino per gli animatori del CSI camuno in questa occasione è stato molto breve, pochi metri dalla chiesa alla sede di Plemo dove è stata ospitata la seconda parte dell’incontro. I tre temi accennati nella S. Messa sono stati arricchiti da alcune testimonianze introdotte da don Battista Dassa, consulente ecclesiastico del CSI Vallecamonica, che ha scelto tre brani significativi per ogni tema. “Lo scopo di questo incontro è di guardare oltre quello che si fa ogni settimana con la nostra attività nelle società sportive. C’è qualcosa che ci spinge a fare sul quale però non riflettiamo, non ci soffermiamo a cogliere nella sua pienezza. Questa riflessione la vogliamo fare oggi attraverso alcune testimonianze.” La prima dote del dirigente sportivo, dell’allenatore e degli arbitri è la pazienza che don Dassa ha introdotto leggendo la lettera scritta da Kirk Kilgour in occasione del Giubileo del malato del 2000. A testimoniare la pazienza è stato Izudin Uljic arbitro di calcio del CSI di Vallecamonica; la sua è una storia di integrazione attraverso lo sport. Arrivato in Italia nel 1997 in seguito alla situazione drammatica in Bosnia ha trovato nell’U.S.O. Angolo la possibilità, nella squadra formata con alcuni suoi conterranei, di integrarsi nella comunità. Dopo un paio d’anni il salto da giocatore ad arbitro rispondendo ad un bisogno del CSI Vallecamonica. Sono stati 14 anni di impegno “normale” dove non è pesata la sua provenienza. “Sono stato trattato alla stessa maniera dei mie colleghi arbitri; per la squadra che vinci sei un fuoriclasse per quella che perde è colpa tua. Ci vuole molta pazienza che alla fine ti premia perché dopo aver arbitrato centinaia di incontri ho la soddisfazione di averli portati a termine tutti segno di un buon rapporto con allenatori, dirigenti e calciatori”.Una storia “normale” ma non troppo se si considera la situazione difficile vissuta in Bosnia e non ancora superata nonostante le apparenze. Da un arbitro ad un multi animatore, Luca Taboni che con la sua storia concentra in sé l’impegno plurimo spesso assunto da diversi operatori delle nostre società sportiva. Prima giocatore nelle squadre giovanili del G.S.O. Breno, poi allenatore e quindi dirigente senza dimenticare l’impegno nelle attività dell’oratorio per un totale di quattordici anni nonostante la giovane età. “Per noi è sì” il motto adottato dalla sua squadra ad una festa regionale del CSI che si adatta alla perfezione con l’impegno di Luca sempre pronto a dire di sì quando serve una mano all’interno del gruppo sportivo e a provare esperienza in altre società sportive. Anche nel suo caso tanta pazienza ad allenare ma anche tante soddisfazioni e la passione che cresce di anno in anno. Prendersi cura è il secondo termine della riflessione e per spiegarlo le parole migliori sono quelle della parabola del buon Samaritano. “Per il vescovo Luciano - ha affermato don Battista Dassa – se riuscissimo in un anno a spiegare ai giovani questa parabola avremmo fatto un ottimo Giubileo della Misericordia”. Dobbiamo prenderci cura degli altri e di noi stessi nella nostra esperienza quotidiana; non si può dire di non avere tempo, di non avere visto i bisogni voltandosi dall’altra parte, dobbiamo sporcarci le mani. Cosa vuol dire prendersi cura nello sport? Ce l’hanno spiegato due giovani allenatori di calcio. Marco Sigala (G.S.O. Darfo) a diciotto anni si è preso la responsabilità di seguire una squadra della categoria Under 8. “Per un paio di anni ho fatto da assistente ad un altro allenatore poi, rimasto solo, ho accettato di seguire una squadra dell’oratorio. All’inizio c’erano solo quattro bambini, al momento dell’iscrizione sono saliti a otto e abbiamo scommesso su di loro adesso il gruppo è formato da 13 calciatori. Con il mio impegno cerco di restituire quello che mi ha dato il G.S.O. Darfo”. Un’educazione sportiva basata sul gioco e sul divertimento e naturalmente con i valori educativi di questa società sportiva. Un’esperienza famigliare invece è quella vissuta da Andrea Cotti Cottini, allenatore dell’Aido Artogne. “Sono dieci anni che alleno ad Artogne e tutto è iniziato quando mio fratello più piccolo rischiava di non giocare perché non c’era un allenatore per la sua squadra. Ho accettato e insieme a loro sono cresciuto. Quando mio fratello ha cambiato categoria lo stesso problema si è presentato con mio cugino e di nuovo mi sono messo a disposizione coinvolgendo mio zio e mio padre in questa esperienza.” Una bella storia di passione, crescita personale e integrazione con tanti bambini stranieri inseriti nel gruppo e mille difficoltà a trovare i ragazzi per poter allestire una squadra. Ultima qualità per la missione del CSI è la testimonianza e gli interventi di allenatori, arbitri e giocatori hanno dato un segno di come la loro esperienza può essere utile per far crescere l’associazione. Don Battista ha introdotto il tema con la lettera scritta ai propri ragazzi da Robert Baden-Powell, generale, educatore e scrittore inglese, noto soprattutto per essere stato il fondatore, nel 1907, del movimento mondiale dello scautismo. In questo spazio ha trovato posto l’intervista telefonica con Emiliano Mondonico, ex tecnico di serie A e attualmente testimone per il CSI.
Da ambasciatore dello sport in oratorio perché un ragazzo o una ragazza deve scegliere l’oratorio per praticare l’attività sportiva e non una scuola di calcio o pallavolo.
Quando un ragazzo esce dalla famiglia deve trovare un ambiente che lo protegge, che lo aiuta a crescere secondo alcuni valori e regole, l’oratorio è un ambiente adatto per proseguire in questa crescita personale. Secondo me da piccoli i bambini devono giocare all’oratorio poi, nei ragazzi o negli allievi, se hanno le qualità per possono tentare la strada della federazione. Oggi fa un po’ di tristezza vedere gli oratori senza, o con pochi, sacerdoti che seguono l’attività sportiva; la loro presenza è fondamentale per trasemettere i valori educativi dell’attività sportiva.
Cosa deve offrire l’oratorio per rendere appetibile la propria proposta sportiva
Possiamo riportare i ragazzi a fare sport in oratorio crescendo la qualità delle strutture, la competitività e la competenza dei tecnici. Il tutto al fine di evitare le ormai abituali fughe di ragazzi verso società che fanno della compravendita e della selezione mirata l’unico credo.
In base alla sua recente esperienza come e quanto può essere utile lo sport per recuperare e integrare persone ai margini della società
Lo sport parla un linguaggio universale che tutti capiscono immediatamente; basta un pallone per fare integrazione con persone che provengono da diversi paesi. Allo stesso modo l’attività sportiva diventa uno strumento importate per recuperare persone ai margini della società
Le società sportive di base come possono contribuire a migliorare la cultura sportiva nel nostro paese.
Sono le regole e le scelte del Csi ad essere uno strumento per cambiare la cultura sportiva; far giocare tutti e mettere in squadra maschi e femmine senza distinzione sono modi concreti per migliorare la nostra cultura sportiva. La vita di tutti i giorni è una partita piena di ostacoli e avversari. Se non ti alzi la mattina con la voglia di combattere, è difficile arrivare a sera felice di quel che hai fatto, lo sport ti da le motivazioni per giocare questa partita quotidiana.
Salutato il “Mondo” sono espresse alcune riflessioni sul tema dell’incontro; in particolare il Presidente Claudio Ceccon si è soffermato sull’importanza della persona. “In passato si diceva che bisognava giocare come una squadra sola, unita; ma non ci sono sette o sei giocatori ci sono persone ognuna con i proprio pregi e i propri difetti e di questo dobbiamo renderci conto.” In conclusione don Battista ha letto alcuni pensieri scritti per il Natale del 1996 da don Aldo Mariotti, compianto consulente ecclesiastico del CSI Vallecamonica. Quell’anno don Aldo augurava buon Natale agli arbitri. “Cosa fanno di male oltre a sbagliare come tutti gli uomini. Sim impegnano a far giocare giovani e adulti e raccolgono tanti insulti fuori e dentro il campo; se lo sport deve essere educativo ci vuole più autocontrollo e rispetto”. Agli atleti ha augurato un gioco senza veleni nel rispetto delle regole e dei valori dell’attività proposta dal CSI. “Auguri a chi serve nell’associazione. Chi ama, crede e serve non deve mai mollare. Ai consulenti auguro di far capire che la Chiesa è vicina allo sport e a chi lo promuove. Infine un augurio a tutti di scambiarsi in questo Natale una parola di pace e di tranquillità”. Lo stesso augurio è valido oggi a quasi vent’anni di distanza. Buon Natale a buon anno a tutto il CSI.