Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque elemento acconsenti all'uso dei cookie.

Si può vincere anche senza arrivare primi

«L’essenziale è invisibile agli occhi». Tutti, almeno una volta, si saranno imbattuti nell’arcinota frase del Piccolo Principe. Una verità che vale anche nel mondo dello sport. I riflettori ed i flash sono sempre accesi e puntati su chi arriva primo, vincendo una gara importante, un campionato, una medaglia che conta. Non si tratta, però, degli unici che “ce la fanno”. Il mondo dello sport è abitato da un popolo di persone che “vincono senza arrivare primi”. Sembra non accorgersene nessuno. Sembra che questi successi siano invisibili a chi ragiona solo con l’alfabeto del successo. In realtà parliamo di viventi in carne ed ossa. Gente che non si accontenta di un primato o di una coppa (per quanto prestigiosa). Gente che ha imparato a sognare ed a trasformare i sogni in realtà. Qualche esempio? É il caso di Piero, 47 anni impiegato di banca, che ha trasformato il suo oratorio in un vero “Bernabeu”, quando i suoi esordienti alla quarta giornata di ritorno hanno segnato il primo gol in campionato (perdendo 4– 1). Torte, festa e cori da stadio a fine gara. É il caso di Giorgia, 24 anni giornalista, che con ostinazione e determinazione segue la squadra dei detenuti del carcere di Monza ormai da anni. É il caso di Dario, 55 anni, che da tempo allena ogni lunedì una squadra mista di disabili e normodotati. É il caso di Giovanni che, operato d’urgenza per un tumore scoperto all’improvviso, dal letto d’ospedale in rianimazione chiedeva disperatamente come fosse andata la partita dei suoi ragazzi. É il caso di Maria Chiara, 19 anni di Varese, che lo scorso anno è partita per Haiti e quest’anno ha già riconfermato l’iscrizione. É il caso di Francesco (all’epoca 14enne) che ha “costretto” il Csi a fondare la Nazionale Amputati di calcio ed a portarla in giro per il mondo sino ai Mondiali in Messico. É il caso di Paolo che ha portato i ragazzi della sua squadra a distribuire pasti durante la notte ai barboni della sua Napoli. Questo elenco potrebbe andare avanti e riempire pagine e pagine di giornale. Stiamo parlando di un’impressionante ricchezza di umanità che si “produce” nei campetti e nelle palestre di tutta Italia. Come mai nessuno ne parla? Come mai pare non interessi a nessuno? Semplice. «L’essenziale è invisibile agli occhi». Ma quelli che sanno guardare con il cuore lo vedono eccome. E vedono una ricchezza sconvolgente.