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Un viaggio diverso

Il punto settimanale di Massimo Achini - Presidente Nazionale CSI

Questa volta é diverso. Di paesi in cui siamo stati con il Volontariato Sportivo Internazionale ce ne sono tanti. Solo nel 2015 ho avuto la fortuna di andare ad Haiti, in Camerun, in Albania , in Ruanda..
Ma questa volta è diverso.
Vedere sventolare la bandiera del CSI ad Erbil (Kurdistan iracheno) regala una strana sensazione. Se siamo qui possiamo davvero andare dappertutto.
Siamo in Iraq . Siamo a meno di 70 km dal fronte dell'ISIS. Siamo in un campo profughi che ospita oltre 6000 curdi cristiani.
Siamo in una zona che le Nazioni Unite definiscono di Livello 3 di sicurezza (il massimo del livello per i paesi nei quali si può andare).
Scegliere di venire qui non é stato facile. Un po' di paura c'era. Partire da Malpensa il giorno dopo gli attentati a Parigi é stato complicato. Almeno un paio d'ore le ho passate al telefono con il Ministero degli Interni per essere sicuri che si poteva arrivare in qui.
Poi il viaggio e l'arrivo in Kurdistan.
Poche ore bastano per capire che questo viaggio non si potrà mai dimenticare. Tutti ci accolgono come fratelli e dopo mezza giornata ci sentiamo come a casa. Siamo,qui grazie all'Università Cattolica di Milano (che ha promosso qui il corso "Resilienza e Sport") e grazie a FOCSIV.
Ad ospitarci è Terry , un uomo italiano , che ha girato il mondo con la Caritas e che é qui da qualche mese.
A farci da guida è Alan, ragazzo curdo che ha vissuto in Italia 12 anni prima di ritornare qui per sposarsi e metter su famiglia .
Si parte alla grande. Dal primo giorno di corso per "animatori sportivi" con 40 ragazzi curdi partecipanti .
Qui di solito i corsi di formazione si fanno nelle sale dei grandi alberghi. Noi lo abbiamo fatto in una saletta sgangherata del centro profughi. Un successo vero e proprio!!!
E poi due ore al giorno di attività per i bambini all'interno del campo profughi. La voce si sparge subito ed i bambini escono dai container abitativi in tempo zero. Sono decine e decine...o meglio centinaia.
Il 24 novembre (ultimo giorno della nostra permanenza) organizzeremmo una festa per tutto il campo profughi.
L'emozione più grande di questi giorni in Kurdistan è stata vedere proiettata sulle mura della città vecchia di Erbil la bandiera bianco-rosso-blu in segno di solidarietà con il popolo francese. La solidarietà e il "desiderio di pace" non hanno davvero confini.
Le serate trascorse con a tavola italiani come Giorgio, medico di Varese che ha passato 20 anni in Uganda , Francesca che è qui come volontaria da qualche mese, benedetta che lavora presso le Nazioni Unite, giacomo che conosce bene il CSI perché fa anche il responsabile dei volontari al Meeting di Rimini, Abdul "curdo-italiano" che conosce bene il nostro paese , Alan la nostra "guida" , e tanti altri .
Veronica e Alessandra delle Università Cattolica di Milano... Valentina(Responsabile di CSI per il Mondo) ed Emanuele(Volontario di CSI per il Mondo impegnato ad Haiti e in Camerun negli ultimi due anni) sono rimasti a Erbil e torneranno il 24 novembre.
Io sono dovuto tornare prima per impegni istituzionali.
Difficile descrivere cosa si prova nel vedere la bandiera del CSI che sventola in territori "difficilmente accessibili" come questi (siamo in Iraq).Difficile descrivere cosa si prova nel vivere che in un campo profughi la presenza dei nostri volontari riaccende il sorriso a tutti. Difficile dire cosa si prova nel toccare con mano che i bambini sono bambini in ogni angolo del mondo .
Difficile spiegare come lo sport abbatta ogni diffidenze e ti faccia sentire fratello di persone che conosci da poche ore e che hanno cultura e tradizioni molto diverse dalle tue.
Ora i sogni richiamano sogni. Ed il sogno é quello di portare lo sport in più periferie del mondo possibili.
Giocare i Mondiali per la gente del CSI forse vuol dire proprio questo.